mercoledì 6 aprile 2016

Nell'Italia dei simulatori... il declino si avvicina

All'estero oltre alle tante belle cose che ci piace ricordare di avere, siamo anche ricordati per essere un popolo di furbi, anzi, di furbastri. Il "tuffarsi in area" il "simulare" sul campo da gioco non è altro che l'allegoria di una parte del nostro essere italiani. Ne siamo talmente assuefatti che ci giustifichiamo con un "tutto il mondo è paese" salvo poi scoprire che nelle università inglesi non si copia e neppure il tuo migliore compagno di bevute al pub dell'università alza il capo dal tema d'esame per suggerirti la risposta. Neppure da menzionare il fatto che sul campo di calcetto nessuno simula ed il gioco è duro senza piagnistei salvo sentirsi deridere per i voli simulati dei calciatori della Serie A. Voi, Italiani mammolette! 


Lo spiega bene il commento di Cristiano Gatti sul Corriere della Sera: «Vai in area e buttati». Prima o poi l’arbitro fischia. Dai falsi invalidi ai corrotti, la simulazione per l’italiano è , un’abituale scorciatoia nel tortuoso itinerario della vita.

Al di là della tristezza della mentalità della simulazione, c'è la figura di palta che noi italiani all'estero siam costretti a fare con gli indigeni quando queste cose emergono.

Povera Italia e poveri noi!

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